Vita Ecclesiale/Cattolici e Politica

Da Scalfaro a Diotallevi:
la triste parabola del cattolicesimo politico in Italia
Guardando dall'alto il ventennio appena concluso, non c'è dubbio che tra i cattolici impegnati in politica Oscar Luigi Scalfaro sia quello che più di tutti ha lasciato un segno nella vita nazionale. Con lui direi Carlo Azeglio Ciampi (cattolico per convinzione personale anche se non per militanza politica) e Romano Prodi. Altri, a questo livello, proprio non mi vengono in mente.
Scalfaro ha dato un contributo decisivo, tra l'altro:
- mettendo a disposizione delle istituzioni screditate da Tangentopoli la sua cristallina storia di costituente, parlamentare e ministro. Nel 1992, prima di lui, si tentò di eleggere Capo dello Stato Andreotti e Forlani;
- garantendo, attraverso i "governi del Presidente" retti da Amato, Ciampi e Dini, la realizzazione di riforme decisive per l'Italia, quali l'inversione della tendenza dilagante del debito pubblico con la manovra "lacrime e sangue" del '92, gli accordi del 1993 sul costo del lavoro, che prepararono l'entrata nell'euro (realizzata poi da Ciampi e Prodi) contenendo l'inflazione e favorendo la discesa dei tassi di interesse, ed infine la riforma delle pensioni (l'unica vera riforma strutturale fatta in Italia da vent'anni) del 1995. Sono queste scelte che ancora proteggono l'Italia dalla bancarotta finanziaria (altro che "i tagli lineari" di Tremonti, che in ogni singolo anno della sua gestione dell'economia ha visto crescere il rapporto debito/PIL).
Adesso il convento passa Luca Diotallevi, sociologo ex comunista duro ora gravitante sull'UDC, Vice Presidente dell'ultima Settimana Sociale dei Cattolici, che in questi mesi gira l'Italia proponendo "un'agenda di speranza" che i cattolici dovrebbero far propria in politica.
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